RoboRace

Roborace, la prima serie competitiva con veicoli a guida autonoma, si fa sempre più reale con la presentazione delle immagini della prima vettura. Si tratta di una concept car e non di un’auto vera e propria, ma permette di farsi un’idea dei veicoli che si batteranno durante la stagione 2016/2017 lungo i tracciati della Formula E, categoria che vede sfidarsi vetture alimentate da batterie elettriche.

RoboRace

Dieci team, ognuno con 2 vetture senza pilota, competeranno in gare della durata di un’ora per un’intera stagione. Tutti i team avranno le stesse automobili e si confronteranno usando gli algoritmi di computing in tempo reale e tecnologie di intelligenza artificiale”, questo è il programma anticipato qualche mese fa.

Il design della macchina è frutto del lavoro di Daniel Simon, nuovo Chief Design Officer della serie. Simon, noto per il suo lavoro con i film Tron: Legacy e Oblivion, ha cercato di creare una soluzione capace di avvantaggiarsi del fatto che la macchina non deve ospitare un pilota.

RoboRace

“Ingegneri delle corse e aerodinamica hanno lavorato con me fin dal principio alla ricerca dell’equilibrio. Roborace è tanto competizione quanto intrattenimento. Perciò la bellezza è una priorità della nostra agenda e per questo c’impegniamo a fondere le migliori prestazioni con uno stile mozzafiato”.

“È stato importante generare la deportanza necessaria senza ricorrere a parti che ingombrassero l’auto, in modo da mantenere un aspetto pulito ed iconico. Questo è stato possibile usando il fondo come soluzione aerodinamica principale e stiamo sviluppando parti aerodinamiche mobili che sono più organiche e senza soluzione di continuità rispetto a oggi”.

RoboRace

Queste auto possono essere programmate per comportarsi in un certo modo ma alla fine prendono le decisioni da sole. Come? Come ogni veicolo autonomo, una roboracer vede il mondo dal “lidar” (strumento che individua gli oggetti sfruttando il tempo impiegato da un segnale luminoso a rimbalzare su di essi) il radar, le telecamere e sensori vari. Le informazioni rilevate da questi apparecchi vengono inviate a un Nvidia Drive PX2, il cervello dell’auto capace di 24 trilioni di operazioni al secondo, che gli ingegneri programmano per farlo reagire in un certo modo in determinate situazioni. Inoltre il software di intelligenza artificiale di cui è dotato permette

al veicolo di imparare, adattarsi e reagire in maniera propria; per esempio, il Team A potrebbe istruire la ‘mente’ della sua roboracer per non farla reagire a nulla che sia a più di un metro dai sensori, portando così la propria concorrente ad avere un piglio ‘aggressivo’. Ogni team, quindi, potrà pianificare, virtualizzandole, strategia di guida e gara. ]n tutti i casi, più le roboracer accumulano esperienza, più diventano svelte nel prendere decisioni via via più ‘ragionate’: in un certo senso apprendere informazioni sul campo le aiuterà a definire una personalità propria, come accade ai piloti veri.

RoboRace

Come è logico pensare queste corse hanno uno scopo scientifico. La RoboRace infatti è un laboratorio per lo sviluppo del software di guida autonoma che, un giorno non troppo lontano, verrà montato su tutte le nostre auto.

Se sarà un successo il tragitto quotidiano, casa-lavoro potrebbe diventare un po’ più divertente di com’è oggi.